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La Chiesa del Carmine e Maria dell'Udienza


Costruita intorno al 1530 dal Marchese della Sambuca Don Salvatore Bardi Mastrantonio e dedicata in origine a S. Antonio Abate la chiesa fu Ampliata e modificata nel corso del tempo, fu completata intorno al 1928. 
La più importante tra le chiese sambucine, ospita la pregiata statua marmorea attribuita ad Antonello Gagini  raffigurante la Madonna dell’Udienza la cui devozione è molto sentita e il cui culto viene celebrato ogni anno la terza domenica di Maggio

Sempre Di gusto gaginiano all’ interno la statua marmorea di S.Anna con Maria fanciulla, un crocifisso ligneo datato XVII secolo, un fercolo ligneo culminante in una corona sorretta da colonnine dorate. Il fercolo, viene usato durante la processione di Maria dell’ Udienza da “i nudi”, cento uomini che sorreggono fercolo e statua, portando in processione la statua in memoria del miracolo che si verificò nel 1575 in cui il paese era afflitto dalla peste.
All’interno della chiesa sono presenti monumenti funebri in onore di uomini illustri sambucesi, fra i quali quella degli Sciarrino il cui nome è legato alla Statua di Maria dell’Udienza. Con la Chiesa, forma un tutt’uno il convento dei carmelitani che abbandonarono il territorio nel 1866 circa.

“E chiamamula cu potenza : Viva Maria di l’udienza!” : la festa sacra e la festa profana.
I festeggiamenti in onore della patrona di Sambuca si svolgono ogni terza domenica di maggio dal 1575: fu proprio in quella data che secondo il credo popolare Maria ascoltò, diede appunto ”udienza”, salvando al popolo dalla peste che affliggeva allora la Sicilia. 
La storia racconta che la statua venne fatta trasportare da Mazara del Vallo da un membro della Famiglia Sciarrino, a cui l’ordine dei cavalieri gerosolomitani di San Giovanni di Rodi vendette i terreni con la torre del Cellaro e il mulino; il sito si trova a circa un chilometro dal Borgo, nella valle dei mulini, vicino il lago Arancio; nel 1503 la tenuta venne affidata a Giacomo Sciarrino di Mazara del Vallo fino al 1702 quando divenne proprietà dei cavalieri ospedalieri. La statua della Madonna, così come da tradizione, venne posta a protezione della torre e della tenuta. Non a caso, in molti castelli e luoghi fortificati sono dedicati e adornati da immagini della Madonna: uno degli appellativi di Maria è appunto “Turris Eburnea” o “Torre di Davide”  .
La leggenda racconta che un contadino andò a raccogliere erba presso la zona e mentre prendeva della cicoria si accorse della statua che venne trasportata per le vie della città allora afflitta dalla peste, nella speranza che si compisse il miracolo, e così avvenne: la peste, cominciata nel 1575 cessò la domenica del 20 maggio 1576.
Fu proprio questo miracoloso evento che diede vita alla plurisecolare devozione.

La “scinnuta”, ovvero la discesa della statua dalla nicchia della chiesa e la sua messa nella vara è accompagnata da preghiere e canti tradizionali, in dialetto antico dai devoti.
I festeggiamenti, che durano una settimana, si aprono con la rievocazione storica dell’evento: le strade si riempiono di cittadini che racconteranno in abiti storici il lazzaretto, gli appestati, sfilando per le vie del borgo rievocando la storia di quella comunità che molto ha a cuore la loro Patrona.

Corso Umberto I, viene allestita con archi alla veneziana, luminarie storiche, mentre il prospetto della Chiesa del Carmine ridisegnata con luminarie che rievocano simboli mariani.  
La festa prosegue con la processione del simulacro della statua della Madonna, che passa per le vie del centro portata a spalla dai membri della Confraternita, caratterizzati da abiti ricamati. Lungo le vie, particolare è la fermata sotto undici corone che rappresentano i quartieri del paese: durante la sosta è tradizione popolare dei residenti che ivi abitano di offrire dolci, cibi e bevande, accompagnate da danti e dai tradizionali fuochi di artificio: la processione dura tutta la notte.
Per sette lunghi giorni, il Borgo è caratterizzato da numerosi festeggiamenti : il Palio dei quartieri, sfilate, concerti, e fra i più sentiti la sagra delle “Minni di Virgini”, tradizionale e tipico dolce del luogo.

Simona

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